Buongiorno a tutti cari amici e cari fans!!
Dopo le degustazioni del nostro amato vino Bonotto delle Tezze, le Forchette hanno ben pensato di essere pronte per una bella degustazione di grappe. E il grado alcolico sale...e sale anche la nostra soddisfazione per le meravigliose esperienze sempre nuove che quest’avventura ci sta regalando.
Quella presso la Distilleria Schiavo, esistente dal lontano 1887, rientra tranquillamente nella vetta della classifica.
E non lo diciamo perché Marco è un nostro caro amico, ma perché la professionalità, la serietà e la conseguente grande qualità del prodotto finale si notano facilmente e sono tutte qualità che premiano.
Dunque in alto le Grappe! Cin cin e buon anno!!!

Marco ci ha accolte con la sua nota gentilezza ed allegria e subito ha tenuto per noi una lectio magistralis sulla produzione di quel fantastico liquidino che tanta gioia ci dona.
Ma avete mai visto i famosi alambicchi che sputano fuori la grappa che finisce poi (speriamo) sulle vostre tavole?
E’ qualcosa di magico e meraviglioso...

Tutto ha inizio in eleganti caldaie di rame che al loro interno ospitano dei cestelli forellati pieni di vinacce esclusivamente italiane, una materia prima che deve essere di qualità e, ovviamente, ancora bagnata di vino. Più fresca è la materia prima e più buono sarà poi il risultato finale che il pubblico degusterà. Per esempio, la vinaccia appena torchiata ha a disposizione un giorno e mezzo per essere distillata, altrimenti la stessa produrrà aceto e, di conseguenza, una grappa di bassa lega. Ma questo non avviene mai all’interno della distilleria Schiavo, caratterizzata dall’alta qualità del prodotto (detto da veri intenditori...e credetemi che qua in Veneto gli esperti di grappe non mancano!).

Una volta inseriti i cestelli zeppi di vinacce nelle caldaie, è tutto un gioco di vapore, il quale ha una bassa pressione per non distruggere i fenoli e i polifenoli (cioè gli aromi e i profumi)...trattasi, nello specifico, di un impianto discontinuo a bassa pressione.
Mister vapore viene sparato nelle caldaie, sale e cucina le vinacce all’interno, imprigiona l’alcool (lo rapisce letteralmente) e lo porta via con sé...e come biasimarlo!!

A questo punto il vapore sporcato di alcool arriva nella “colonna”, ovvero nel famoso alambicco (dall’arabo “al-ambic” che vuol dire separare), il quale separa, appunto, l’acqua dalla parte alcolica.
Il vapore con più parte alcolica sale attraverso la colonna, passa per una serie di campanelle di rame immerse in acqua, le oltrepassa e grazie alle temperature e alla pressione esistente, solo il vapore pieno zeppo di alcool riesce a superare gli ostacoli, mentre l’acqua, per fortuna, rimane imprigionata nelle coppette.
Questo percorso porta a 75-78 gradi alcolici e più alta è la colonna, più aumentano i gradi dell’alcool.

A questo punto è necessario condensare il vapore e a questo ci pensano due serpentine di raffreddamento, ovvero dei tubi immersi in acqua al cui interno il vapore si condensa e passa allo stato liquido.
Successivamente questo passerà per un sifone in cui si controllerà la parte alcolica, il colore e l’odore del liquido.
La parte di “cuore” del distillato, che dai 78 gradi alcolici è nel frattempo scesa a 55, passa per un arnese che misura l’accisa, il contalitri (questo è necessario per la Finanza, perché la grappa è Monopolio di Stato).
La parte di “coda” del distillato, che è appunto la fine della distillazione e che porta dai 50 ai 25 gradi alcolici, viene invece ridistillata per donare i famosi oli essenziali che saranno caratteristica importantissima nel distinguere una grappa di Alta Qualità.

Attenzione, cari amici...non siate ingordi!!! La grappa appena distillata non è buona, dunque portate un po’ di pazienza!
Servono ancora 6-8 mesi per ottenere un buon prodotto.
La grappa si produce due volte l’anno, poi, per il resto del tempo, si fa la riduzione alcolica della massa. Si versa dunque all’interno di un recipiente e si “taglia” con dell’acqua; ogni azienda decide la gradazione del prodotto che preferisce (dai 38 ai 60 gradi). Per esempio, una grappa di 40 gradi avrà 40 parti di alcool e 60 parti di acqua...non l’acqua del rubinetto, ovviamente, bensì l’acqua di acquedotto trattata con osmosi che la rende quasi neutra,   diciamo…distillata…
Più alta sarà la gradazione alcolica e più alta sarà l’accisa da pagare.

A questo punto si accende il frigo, si fa andare la temperatura a meno 8-10 gradi e si separa l’alcool dagli oli in eccedenza: a quelle temperature, infatti, gli stessi affiorano e vengono così separati con un passino. Si susseguono poi due filtrazioni classiche, come quelle usate per il vino, ed infine la grappa ottenuta viene messa in un cisternino. Pensate che la distillazione nasce proprio per la produzione di oli essenziali e di unguenti per le Regine!! E’ proprio un prodotto affascinante sotto ogni punto di vista...
Ultima notizia Piccantissima: la Distilleria Schiavo fa la monodistillazione... diffidate dalle imitazioni!! Chi fa più distillazioni della grappa, e quindi la dichiara distillata due volte, lo fa per togliere la puzza e per migliorare una grappa di scarsa qualità!!!

La nostra gita piccante è proseguita all’interno degli uffici della Distilleria Schiavo dove Marco, nel corso degli anni, ha ricostruito un vero e proprio percorso storico della grappa e della sua famiglia, che fin dal 1887 era dedita a questo splendido lavoro.
Ha esposto persino un alambicco del 700 che usavano nell’antichità per distillare in casa! Però pay attention...non provate ad emulare i nostri vecchi e non fate la grappa in casa perché è pericolosissimo!!! Con i mezzi casalinghi, infatti, non si riesce a separare il metanolo e altri alcoli superiori che sono tossici, dalla parte alcolica (per farlo serve, come abbiamo visto, la colonna).

La Distilleria Schiavo produce 8 tipi di grappa appartenenti a 5 grandi categorie: secca, morbida (dove si riconosce la frutta a pasta gialla e a pasta rossa), invecchiata, acquavite di mosto (prime uve, distillazione di mosto) e liquore (infusione in alcool di aromi, erbe o essenze e poi filtrato a caldo e imbottigliato).

La storia che ci ha incuriosite di più è stata quella sulla grappa di Clinto, derivante dalla distillazione di vinacce di Clinto, un vino proveniente dalle Americhe e appartenente alla stessa famiglia del fragolino, una pianta selezionata in laboratorio mediante l’unione di due viti diverse, una Italiana e una del Sudamerica.
Unendo le due viti ne è uscito fuori un ibrido che non necessita di trattamento o potatura...pensate che Mussolini vietò questi vini perché i contadini, per risparmiare energia, non volevano più piantare le vecchie viti. E, proprio grazie a questo divieto, venne salvata l’enologia italiana che ancora oggi ci porta a primeggiare in tutto il mondo. La grappa di Clinto della Distilleria Schiavo è stata inoltre nominata come prodotto De.Co. del Comune di Costabissara.

Gli altri prodotti sono la grappa El Cao, La Quaranta, l’Acquavite d’uva Tentazione, l’Invecchiata Old’s (invecchiata in barili di Recioto di Gambellara solo per un anno, per questo è meno scura di tante altre), la grappa all’Amarone classica, la top di gamma e iperpremiata Quinto Senso (QS sta per Quintarelli e Schiavo) ed infine la cosiddetta Prugnetta (Anno Decimo Prugna),
prodotto che segue la vecchia ricetta del nonno Guido e che è diventato ormai Liquore cult in tutta Vicenza e non solo; ottima da usare anche nell’impasto di dolci e nella correzione del caffè o del gelato!!

Facciamo un brindisi alla grappa e al nostro maestro distillatore perché se l’è proprio meritato!!!
E non solo per la visita guidata da 10 e lode, ma anche per il gadget fornitoci (ora siamo ufficialmente le Schiave di Schiavo) e
per lo squisito pranzo offertoci alla Locanda Benetti  sede della Confraternita della Faraona.

Più che un pranzo è stato quasi un banchetto nuziale...un menù degno di un ottimo ristorante arrivato ormai alla “quarta generazione” che, come piace a noi Forchette, pone grande attenzione alla materia prima più che a strane elaborazioni del cibo.
La pasta è fatta ancora in casa dalla nonna, la quale, instancabile, produce centinaia di tortelli ripieni con ragù di faraona alla salvia letteralmente memorabili. La sfoglia tirata a mano ha sempre il suo fascino e la sua immensa bontà...

E che dire del volatile che ci ha tenuto compagnia per l’intero pranzo??
La faraona in questa locanda regna proprio incontrastata...d’altra parte è cucinata talmente bene che non può che vincere il podio! Cotta al forno con il vino rosso e “imbriagada” alla fine con la grappa (Schiavo ovviamente) raggiunge livelli gustativi da capogiro! Morbida, gustosa, succosa e profumata...nu bbabbà.

Se avete occasione di passare per la bellissima città palladiana, non esitate dunque e fate una deviazione verso la vicina Costabissara;
Federico vi accoglierà in Locanda preparando per voi il tavolo migliore con la cura e l’attenzione che ormai appartengono a pochi...e non ci soffermiamo nemmeno sulla lista dei vini, dire “all’altezza” è riduttivo!!
Lunga vita alla Distilleria Schiavo e alla Locanda Benetti, due marchi di qualità che ancora una volta dimostrano come Italians do it better!!
In alto i calici...e che calici!!

 

 

 

 

 

 

 

FacebookTwitterGoogle